‘Una certa familiarità…’

  Il progetto parte da una riflessione sulle somiglianze e le differenze fisionomiche colte attraverso l’espressività dei volti. I soggetti sono tutti fratelli ritratti nel contesto domestico. La loro somiglianza non è data dalla posa o dal solo confronto estetico dei lineamenti, ma dall’associazione delle loro posture e delle loro espressioni, simili perché familiari, cioè determinate dal vissuto, dal quotidiano, dal linguaggio, dai modi di dire e di parlare che associati ad una gestualità ricorrente,  scrivono sui volti un lessico proprio ad ogni famiglia.

Ne derivano tanti “ritratti di famiglia” decostruiti in primo luogo dall’uso del frammento, ma anche  dalla non casuale assenza dei genitori: la loro presenza avrebbe comportato la ricerca dei lineamenti originari (le cause), mentre il centro d’interesse è la ricerca di un denominatore comune tra i figli (gli effetti) in quanto esempi delle infinite combinazioni possibili tra due individui. I nuclei familiari sono stati scelti in base al numero e all’età giungendo in una fase finale ad un confronto paradossale: da una parte i ritratti di due fratelli gemelli identici, dall’altra i ritratti di due sorelle con un solo genitore in comune in cui è comunque possibile intravvedere un legame, rimarcando il fatto che la familiarità è presente anche in casi di estrema diversità dei lineamenti.

La dimensione della ricerca selettiva, attraverso il mezzo fotografico, ha caratterizzato tutte le fasi del lavoro. Ogni scatto corrisponde al momento in cui viene intravista “una certa familiarità” tra i componenti di una famiglia incontrata per la prima volta. Ogni scatto cerca di cogliere un’espressione precisa, evitando accuratamente il flusso di scatti.

Questo stesso tipo di riconoscimento avviene anche nella fase di sintesi e composizione delle sequenze di frammenti che, in quanto tali non sono riconducibili ad uno schema costante, la forma della  sequenza si adatta ai soggetti e al contesto che li circonda.

Il punto d’arrivo è la costruzione di un racconto in cui si intuiscano i rapporti tra i protagonisti e si possa in qualche modo essere partecipi della loro atmosfera familiare, riscoprendo al contempo una certa bellezza data dalla familiarità di espressioni spontanee.


Voglio ringraziare tutte le famiglie che mi hanno permesso di realizzare il progetto e Serena Luce per il forte supporto lungo tutta la ricerca fotografica.

Il progetto ‘Una certa familiarità’ vince il primo premio nazionale di fotografia Carmelo Folchetti 2011, nonché una borsa di studio al corso di fotografia biennale presso la CFP Bauer Afol di Milano.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/cronaca/2011/09/13/news/premio-folchetti-vince-una-giovane-di-belgrado-4958894

12 stanze. 12 panoramiche a 360 gradi “tra le mura” delle case di Veronetta. Grazie al passaparola ho avuto l’opportunità di essere ricevuta come un’ospite nelle case di alcuni abitanti del quartiere. Ciascuna panoramica è costituita di 10 diversi scatti, 10 diverse vedute, 10 paragrafi di una storia sempre diversa che ho visto, ascoltato e poi ripreso.

Al momento di sviluppare sullo schermo le vite visitate ho deciso di ribaltarne la prospettiva, applicando le panoramiche prese all’interno delle mura domestiche su altrettanti cilindri, sospesi in aria con fili sottili. Così l’intimità del salotto diventa agorà, il luogo nel quale avvengono gli scambi che definiscono un quartiere, una città, un paese.

Il progetto ‘Intra Moenia’ è uno di cinque progetti fotografici ed installazioni video realizzati dal gruppo Sguardi Paralleli. La mostra Veronette si è tenuto presso Porta Vescovo a Verona.

http://veronetta.net/veronette/

http://sguardiparalleli.wordpress.com/2011/08/30/sguardi-paralleli/

Un ringraziamento all’Associazione Culturale Désegni che ha curato l’allestimento della mostra.

Linking House is a project about houses and apartments of Erasmus students in Brussels. The connection between the different housing occurred spontaneously and randomly. Involved in the project are many students and young workers of various cultural backgrounds (French, English, Russian, Spanish, Italian, Dutch, Iranian).

Hand printed

Mamya 6x9 B/W, Bruxelles 2010

Faccia a Faccia - Pertini

Pentax 6x7 and 35mm colour, Pertini - Mestre 2009

‘L’obbiettivo  fotografico di Ana Blagojevic spoglia il soggetto  naturale fino a  renderlo groviglio, reticolo, tessuto nervoso, fibra  capillare pulsante.  Come senza pelle e senza peso, il paesaggio si fa  corpo e viene  restituito in una fragile nudità dove la leggerezza della  nervatura  della foglia o dell’ala convive col silenzio umido e terroso  del vitale  proliferare della palude. I soggetti sembrano espandersi  lentamente  oltre la cornice: i rami divengono radici, protese come mani  alla  ricerca di un contatto che solo l’osservatore è in grado di  immaginare.  Solo la mente può ricostruire le connessioni, ricomponendo  in una  visione simultanea e avvolgente, i frammenti di uno sguardo  fotografico  che riesce ad essere al contempo fugace e assorto. Ogni  scatto si fa  tassello di un racconto sottile, cartografia di un  paesaggio interiore  raccontato nella sua sostanza corporea.’
Serena Luce
Hand printed
35 mm B/W, Verona 2010

‘L’obbiettivo fotografico di Ana Blagojevic spoglia il soggetto naturale fino a renderlo groviglio, reticolo, tessuto nervoso, fibra capillare pulsante. Come senza pelle e senza peso, il paesaggio si fa corpo e viene restituito in una fragile nudità dove la leggerezza della nervatura della foglia o dell’ala convive col silenzio umido e terroso del vitale proliferare della palude. I soggetti sembrano espandersi lentamente oltre la cornice: i rami divengono radici, protese come mani alla ricerca di un contatto che solo l’osservatore è in grado di immaginare. Solo la mente può ricostruire le connessioni, ricomponendo in una visione simultanea e avvolgente, i frammenti di uno sguardo fotografico che riesce ad essere al contempo fugace e assorto. Ogni scatto si fa tassello di un racconto sottile, cartografia di un paesaggio interiore raccontato nella sua sostanza corporea.’

Serena Luce

Hand printed

35 mm B/W, Verona 2010


Cillas & Tereza
Hand printed
35 mm B/W, Bruxelles 2010

Cillas & Tereza

Hand printed

35 mm B/W, Bruxelles 2010



Persimmon
Hand printed
35 mm B/W, Quinzano (VE) 2010

Persimmon

Hand printed

35 mm B/W, Quinzano (VE) 2010


Schaerbeek
Hand printed
35 mm B/W, Bruxelles 2010

Schaerbeek

Hand printed

35 mm B/W, Bruxelles 2010


Lungadige re Teodorico
35 mm B/W, Verona 2011

Lungadige re Teodorico

35 mm B/W, Verona 2011

 Frame
Hand print
35mm, B/W, Verona 2010

 Frame

Hand print

35mm, B/W, Verona 2010

Fragmentation

Hand printed
35 mm B/W, Bruxelles 2010

Fragmentation

Hand printed

35 mm B/W, Bruxelles 2010

‘Una certa familiarità…’

  Il progetto parte da una riflessione sulle somiglianze e le differenze fisionomiche colte attraverso l’espressività dei volti. I soggetti sono tutti fratelli ritratti nel contesto domestico. La loro somiglianza non è data dalla posa o dal solo confronto estetico dei lineamenti, ma dall’associazione delle loro posture e delle loro espressioni, simili perché familiari, cioè determinate dal vissuto, dal quotidiano, dal linguaggio, dai modi di dire e di parlare che associati ad una gestualità ricorrente,  scrivono sui volti un lessico proprio ad ogni famiglia.

Ne derivano tanti “ritratti di famiglia” decostruiti in primo luogo dall’uso del frammento, ma anche  dalla non casuale assenza dei genitori: la loro presenza avrebbe comportato la ricerca dei lineamenti originari (le cause), mentre il centro d’interesse è la ricerca di un denominatore comune tra i figli (gli effetti) in quanto esempi delle infinite combinazioni possibili tra due individui. I nuclei familiari sono stati scelti in base al numero e all’età giungendo in una fase finale ad un confronto paradossale: da una parte i ritratti di due fratelli gemelli identici, dall’altra i ritratti di due sorelle con un solo genitore in comune in cui è comunque possibile intravvedere un legame, rimarcando il fatto che la familiarità è presente anche in casi di estrema diversità dei lineamenti.

La dimensione della ricerca selettiva, attraverso il mezzo fotografico, ha caratterizzato tutte le fasi del lavoro. Ogni scatto corrisponde al momento in cui viene intravista “una certa familiarità” tra i componenti di una famiglia incontrata per la prima volta. Ogni scatto cerca di cogliere un’espressione precisa, evitando accuratamente il flusso di scatti.

Questo stesso tipo di riconoscimento avviene anche nella fase di sintesi e composizione delle sequenze di frammenti che, in quanto tali non sono riconducibili ad uno schema costante, la forma della  sequenza si adatta ai soggetti e al contesto che li circonda.

Il punto d’arrivo è la costruzione di un racconto in cui si intuiscano i rapporti tra i protagonisti e si possa in qualche modo essere partecipi della loro atmosfera familiare, riscoprendo al contempo una certa bellezza data dalla familiarità di espressioni spontanee.


Voglio ringraziare tutte le famiglie che mi hanno permesso di realizzare il progetto e Serena Luce per il forte supporto lungo tutta la ricerca fotografica.

Il progetto ‘Una certa familiarità’ vince il primo premio nazionale di fotografia Carmelo Folchetti 2011, nonché una borsa di studio al corso di fotografia biennale presso la CFP Bauer Afol di Milano.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/cronaca/2011/09/13/news/premio-folchetti-vince-una-giovane-di-belgrado-4958894

12 stanze. 12 panoramiche a 360 gradi “tra le mura” delle case di Veronetta. Grazie al passaparola ho avuto l’opportunità di essere ricevuta come un’ospite nelle case di alcuni abitanti del quartiere. Ciascuna panoramica è costituita di 10 diversi scatti, 10 diverse vedute, 10 paragrafi di una storia sempre diversa che ho visto, ascoltato e poi ripreso.

Al momento di sviluppare sullo schermo le vite visitate ho deciso di ribaltarne la prospettiva, applicando le panoramiche prese all’interno delle mura domestiche su altrettanti cilindri, sospesi in aria con fili sottili. Così l’intimità del salotto diventa agorà, il luogo nel quale avvengono gli scambi che definiscono un quartiere, una città, un paese.

Il progetto ‘Intra Moenia’ è uno di cinque progetti fotografici ed installazioni video realizzati dal gruppo Sguardi Paralleli. La mostra Veronette si è tenuto presso Porta Vescovo a Verona.

http://veronetta.net/veronette/

http://sguardiparalleli.wordpress.com/2011/08/30/sguardi-paralleli/

Un ringraziamento all’Associazione Culturale Désegni che ha curato l’allestimento della mostra.

Linking House is a project about houses and apartments of Erasmus students in Brussels. The connection between the different housing occurred spontaneously and randomly. Involved in the project are many students and young workers of various cultural backgrounds (French, English, Russian, Spanish, Italian, Dutch, Iranian).

Hand printed

Mamya 6x9 B/W, Bruxelles 2010

Faccia a Faccia - Pertini

Pentax 6x7 and 35mm colour, Pertini - Mestre 2009

‘L’obbiettivo  fotografico di Ana Blagojevic spoglia il soggetto  naturale fino a  renderlo groviglio, reticolo, tessuto nervoso, fibra  capillare pulsante.  Come senza pelle e senza peso, il paesaggio si fa  corpo e viene  restituito in una fragile nudità dove la leggerezza della  nervatura  della foglia o dell’ala convive col silenzio umido e terroso  del vitale  proliferare della palude. I soggetti sembrano espandersi  lentamente  oltre la cornice: i rami divengono radici, protese come mani  alla  ricerca di un contatto che solo l’osservatore è in grado di  immaginare.  Solo la mente può ricostruire le connessioni, ricomponendo  in una  visione simultanea e avvolgente, i frammenti di uno sguardo  fotografico  che riesce ad essere al contempo fugace e assorto. Ogni  scatto si fa  tassello di un racconto sottile, cartografia di un  paesaggio interiore  raccontato nella sua sostanza corporea.’
Serena Luce
Hand printed
35 mm B/W, Verona 2010

‘L’obbiettivo fotografico di Ana Blagojevic spoglia il soggetto naturale fino a renderlo groviglio, reticolo, tessuto nervoso, fibra capillare pulsante. Come senza pelle e senza peso, il paesaggio si fa corpo e viene restituito in una fragile nudità dove la leggerezza della nervatura della foglia o dell’ala convive col silenzio umido e terroso del vitale proliferare della palude. I soggetti sembrano espandersi lentamente oltre la cornice: i rami divengono radici, protese come mani alla ricerca di un contatto che solo l’osservatore è in grado di immaginare. Solo la mente può ricostruire le connessioni, ricomponendo in una visione simultanea e avvolgente, i frammenti di uno sguardo fotografico che riesce ad essere al contempo fugace e assorto. Ogni scatto si fa tassello di un racconto sottile, cartografia di un paesaggio interiore raccontato nella sua sostanza corporea.’

Serena Luce

Hand printed

35 mm B/W, Verona 2010


Cillas & Tereza
Hand printed
35 mm B/W, Bruxelles 2010

Cillas & Tereza

Hand printed

35 mm B/W, Bruxelles 2010



Persimmon
Hand printed
35 mm B/W, Quinzano (VE) 2010

Persimmon

Hand printed

35 mm B/W, Quinzano (VE) 2010


Schaerbeek
Hand printed
35 mm B/W, Bruxelles 2010

Schaerbeek

Hand printed

35 mm B/W, Bruxelles 2010


Lungadige re Teodorico
35 mm B/W, Verona 2011

Lungadige re Teodorico

35 mm B/W, Verona 2011

 Frame
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35mm, B/W, Verona 2010

 Frame

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35mm, B/W, Verona 2010

Fragmentation

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35 mm B/W, Bruxelles 2010

Fragmentation

Hand printed

35 mm B/W, Bruxelles 2010

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ANA BLAGOJEVIC - PHOTOGRAPHER

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